Fuoco e pene


Et ibunt hi in supplicium aeternum Matth 25,46 PUNTO I Due mali fa il peccatore, allorché pecca, lascia Dio sommo bene, e si rivolta alle creature: "Duo enim mala fecit populus meus, me dereliquerunt fontem aquae vivae, et foderunt sibi cisternas; cisternas dissipatas, quae continere non valent aquas" Ier 2, Perché dunque il peccatore si volta alle creature con disgusto di Dio, giustamente nell'inferno sarà tormentato dalle stesse creature, dal fuoco e da' demonii, e questa è la pena del senso.

Ch'é la pena d'aver perduto Dio.

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Consideriamo prima la pena del senso. È di fede che vi è l'inferno. In mezzo alla terra vi è questa prigione riservata al castigo de' ribelli di Dio. Che cosa è questo fuoco e pene Luogo di tormenti, dove tutti i sensi e le potenze del dannato hanno da avere il lor proprio tormento; e quanto più alcuno in un senso avrà offeso Dio, fuoco e pene più in quel senso avrà da esser tormentato: "Per quae peccat quis, per haec et torquetur" Sap 11, Sarà tormentata la vista colle tenebre.

Che compassione fa il sentire che un pover'uomo sta chiuso in una fossa oscura per mentre vive, per anni di vita! L'inferno è una fossa chiusa da tutte le parti dove non entrerà mai raggio di sole o d'altra luce.

Il fuoco che sulla terra illumina, nell'inferno sarà tutt'oscuro. Spiega S. Basilio: Il Signore dividerà dal fuoco la fuoco e pene, onde tal fuoco farà solamente l'officio di bruciare, ma non d'illuminare; e lo spiega più in breve Alberto Magno: "Dividet a calore splendorem".

Lo stesso fumo che uscirà da questo fuoco, componerà quella procella di tenebre, di cui parla S. Giacomo, che accecherà fuoco e pene occhi de' dannati: "Quibus procella tenebrarum servata est in aeternum" Iac 2, Dice S. Tommaso, che a' dannati è riservato tanto di luce solamente, quanto basta a più tormentarli. Vedranno in quel barlume di luce la bruttezza degli altri reprobi e de' demoni, che prenderanno forme orrende per più spaventarli.

Sarà tormentato l'odorato. Che pena sarebbe trovarsi chiuso in una stanza con un cadavere fracido?

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Il dannato ha da stare in mezzo a tanti milioni d'altri dannati, vivi alla pena, ma cadaveri per la puzza che mandano. Bonaventura che se un corpo d'un dannato fosse cacciato dall'inferno, basterebbe a far morire per la puzza tutti gli uomini. E poi dicono alcuni pazzi: Se vado all'inferno, non sono solo.

Tommaso miserorum societas miseriam non minuet, sed augebit". Più penano dico per la puzza, per le grida e per la strettezza; poiché staran nell'inferno l'un sopra l'altro, come pecore ammucchiate in tempo d'inverno: "Sicut oves in inferno positi sunt" Psal 48, Anzi più, staran come uve spremute sotto il torchio dell'ira di Dio.

Dal che ne avverrà fuoco e pene la pena dell'immobilità.

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Sarà tormentato l'udito cogli urli continui e pianti di quei poveri disperati. I demonii faranno continui strepiti.

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Che pena è quando si come prolungare la durata di unerezione dormire e si sente fuoco e pene infermo che continuamente si lamenta, un cane che abbaia, o un fanciullo che piange? Miseri dannati, che han da sentire di continuo per tutta l'eternità quei rumori e le grida di quei tormentati! Sarà tormentata la gola colla fame; avrà il dannato una fame canina: "Famem patientur ut canes" Psal 58, Ma non avrà mai una briciola di pane.

Avrà poi una tale sete, che non gli basterebbe tutta l'acqua del mare; ma non ne avrà neppure una stilla: una stilla ne domandava l'Epulone, ma questa non l'ha avuta ancora, e non l'avrà mai, mai. Anche in questa terra la pena del fuoco è la maggior di tutte; ma vi è tanta differenza dal fuoco nostro a quello dell'inferno, che dice S.

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Agostino che 'l nostro sembra dipinto. Vincenzo Ferreri dice che a confronto il nostro è freddo. La ragione è, perché il fuoco nostro è creato per nostro utile, ma il fuoco dell'inferno è creato da Dio a posta per tormentare.

Capitolo IV: Le pene del Purgatorio: il fuoco Capitolo IV: Le pene del Purgatorio: il fuoco Le pene del Purgatorio sono per noi un grande mistero, nonostante che crediamo di saperne qualche cosa per le testimonianze di tante apparizioni di anime purganti, che oramai sono una realtà scientifica, anche per gli scienziati, fuoco e pene loro vergogna miscredenti. Anche gli scienziati miscredenti sono costretti ad accettare questa nuova scienza; anzi, essi studiano i fatti che testimoniano l'altra vita con maggiore accuratezza dei cattolici, proprio per la pregiudiziale che hanno contro il soprannaturale.

Lo sdegno di Dio accende questo fuoco vendicatore. Quindi da Isaia il fuoco dell'inferno è chiamato spirito d'ardore: "Si abluerit Dominus sordes Il dannato sarà mandato non al fuoco, ma nel fuoco: "Discedite a me, maledicti, in ignem aeternum". Sicché il misero sarà circondato fuoco e pene fuoco, come un legno dentro una fornace.

Si troverà il dannato con un abisso di fuoco da sotto, un abisso di sopra, e un abisso d'intorno. Se tocca, se vede, se respira; non tocca, non vede, né respira altro che fuoco.

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Starà nel fuoco come il pesce nell'acqua. Ma questo fuoco non solamente starà d'intorno al dannato, ma entrerà anche dentro le sue viscere a tormentarlo. Il suo corpo diventerà tutto di fuoco, sicché bruceranno le viscere fuoco e pene del ventre, fuoco e pene cuore dentro del petto, le cervella dentro il capo, il sangue dentro le vene, anche le midolla dentro l'ossa: ogni dannato diventerà in se stesso una fornace di fuoco.

fuoco e pene

Taluni non possono soffrire di camminare per una via battuta dal sole, di stare in una stanza chiusa con una braciera, non soffrire una scintilla, che svola da una candela; e poi non temono quel fuoco, che divora, come dice Isaia: "Quis poterit habitare de vobis cum igne devorante?

Siegui pazzo, dice S. Pier Damiani parlando al disonestosiegui a contentare la tua carne, che verrà un giorno in cui le tue disonestà diventeranno tutte pece nelle tue viscere, che farà più grande e più tormentosa la fiamma che ti brucerà nell'inferno: "Venit dies, imo nox, quando libido tua vertetur in fuoco e pene, qua se nutriat perpetuus ignis in tuis visceribus".

Aggiunge S. Girolamo che questo fuoco porterà seco tutti i tormenti e dolori che si patiscono in questa terra; dolori di fianco e di testa, di viscere, di nervi: "In uno igne omnia supplicia sentiunt in inferno peccatores".

Capitolo IV: Le pene del Purgatorio: il fuoco

In questo fuoco vi sarà anche la pena del freddo. Ma sempre bisogna intendere che tutte le pene di questa terra sono un'ombra, come dice il Grisostomo, a paragone delle pene dell'inferno: "Pone ignem, pone ferrum, quid, nisi umbra ad illa tormenta? Le potenze anche avranno il lor proprio tormento. Il dannato sarà tormentato nella memoria, col ricordarsi del tempo che ha avuto in questa vita per salvarsi, e l'ha speso per dannarsi; e delle grazie che ha ricevute da Dio, e non se ne ha voluto servire.

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Nell'intelletto, col pensare al gran bene che ha perduto, paradiso e Dio; e che a questa perdita non vi è più rimedio. Nella volontà, in vedere che gli sarà negata sempre ogni cosa che domanda. Il misero non avrà mai niente di quel che desidera, ed avrà sempre tutto quello che abborrisce, che saranno le sue pene eterne. Vorrebbe uscir da' tormenti, e trovar pace, ma sarà sempre tormentato, e non avrà mai pace.

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Non fanno l'inferno le tenebre, la puzza, le grida e 'l fuoco; la pena che fa l'inferno fuoco e pene la pena di aver perduto Dio. Brunone: "Addantur tormenta tormentis, ac Deo non priventur". Grisostomo: "Si mille dixeris gehennas, nihil par dices illius doloris". Ed aggiunge S. Agostino che se i dannati godessero la vista di Dio, "nullam poenam sentirent, et infernus ipse verteretur in paradisum".

Per intendere qualche cosa di questa pena, si consideri che se taluno perde per esempio una gemma, che valea scudi, sente gran pena, ma se valea sente doppia pena: se più pena.

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In somma quanto cresce il valore della cosa perduta, tanto cresce la pena. Il dannato qual bene ha perduto? Tommaso che sente una pena in certo modo infinita: "Poena damnati est infinita, quia est amissio boni infiniti". Questa pena ora solo si teme da' santi. Ignazio di Loiola dicea: Signore, ogni pena sopporto, ma questa no, di star privo di Voi. Ma questa pena niente si apprende da' peccatori, che si contentano di vivere i mesi e gli anni senza Dio, perché i miseri vivono fra le tenebre.

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L'anima in uscire da questa vita, come dice S. Antonino, subito intende ch'ella è creata per Dio: "Separata autem anima a corpore intelligit Deum summum bonum et ad illud esse creatam". Onde subito si slancia per andare ad abbracciarsi col suo fuoco e pene bene; ma stando in peccato, sarà da Dio discacciata.

Se un cane vede la lepre, ed uno lo tiene con una catena, che forza fa il cane per romper la catena ed andare a pigliar la preda?

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L'anima in separarsi dal corpo, naturalmente è tirata a Dio, ma il peccato la divide da Dio, e la manda lontana all'inferno. Tutto l'inferno dunque consiste in quella prima parola della condanna: "Discedite a me, maledicti". Andate, dirà Gesù Cristo, non voglio che vediate più la mia faccia.

Capitolo Pene del Purgatorio: pena del senso: tormento del fuoco e tormento del freddo. Pene del Purgatorio: pena del senso: tormento del fuoco e tormento del freddo.

Filippo II ad un grande che vide stare irriverente in chiesa, gli disse: Non mi comparite più davanti. Che sarà, quando Dio in morte intimerà al reprobo: Va via che io non voglio vederti più. Fuoco e pene dirà Gesù a' dannati nel giorno finale non siete più miei, io non sono più vostro. Che pena è ad un figlio, a cui gli muore il padre, o ad una moglie quando le muore lo sposo, il dire: Padre mio, sposo mio, non t'ho da vedere più.

Ah se ora udissimo un'anima dannata che piange, e le chiedessimo: Anima, perché piangi tanto?